Inevitabile partire per un paese come l'Iran con tanti pregiudizi, molti dei quali negativi. Prima di tutto la condizione delle donne, con la quale ti scontri fin dalla richiesta del visto: obbligatoria la foto con un fazzoletto che copra i capelli. Poi l'ostilità verso l'Occidente, accanitamente ricordata in ogni occasione dai media... occidentali. Pregiudizi che appena metti piede nel paese svaniscono rapidamente, oltre a rimanere letteralmente folgorati dalle bellezze naturali e architettoniche
12 - 20 agosto 2004
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giovedì 9 settembre 2004
Dal paludé alla deliziosa dizi
Nella visita al giardino che ospita la tomba del poeta Sa’di, a Shiraz, facciamo la conoscenza con una specie di gelato del quale cerchiamo subito di conoscere il nome… per non correre il rischio di prenderlo ancora (nonostante qualcuno di noi se ne dichiari estimatore): è il paludé, fatto di “capelli” di riso a bagno nella Seven Up (questa è la fantasiosa definizione di Cristina, più probabilmente si tratta di acqua di rose con limone).
La casa della forza
Grazie alla determinazione di Marisa e Cristina, a Yazd assistiamo a uno spettacolo unico. Nel corso della giornata le nostre compagne di viaggio avevano manifestato l’interesse ad assistere a una sessione di Zurkhané e la sera le abbiamo seguite senza eccessivo entusiasmo, pregustando forse più l’ora di riposo che ci attendeva nella fresca palestra che lo spettacolo vero e proprio.
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