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venerdì 9 settembre 2005

Mongolia: da Gengis Khan alla pacifica meditazione

Visto dall’aereo, il Gobi è una distesa brulla, un susseguirsi di panettoni aridi o coperti da una bassa peluria verde, solcati da rigagnoli argentei che sembrano nascere dal niente e altrettanto misteriosamente scomparire nelle viscere della terra. Nel nulla assoluto, il puntino bianco di una gher rivela, di tanto in tanto, la presenza dell’uomo.
31 luglio - 13 agosto 2005

Il canto della gola profonda

Le voci sembrano due, ma il cantante è uno solo. Il “canto della gola profonda”, hoomig, nasce dal tentativo di riprodurre i suoni della natura. Altro canto tradizionale è la “canzone lunga”, urtyin duu, nella quale su una base modulata con continuità si sovrappongono diverse tonalità gorgheggianti. Le canzoni lunghe si accompagnano al morinhuur, strumento a doppia corda d’arco. La sera, nei campi turistici, ci sono spesso gruppi che propongono i canti tradizionali, accompagnati da rappresentazioni acrobatiche.

Ovooo: per ringraziare gli spiriti della natura

Posti su valichi, sommità montane o lungo le strade, gli ovoo, che appartengono alla tradizione sciamanica, sono pile di sassi sui quali vengono poste offerte di vario tipo (soldi, teste di animali e oggetti vari) e sciarpe votive. Per esprimere i proprio ringraziamento agli spiriti della natura vi si compiono intorno tre giri in senso orario, gettando ogni volta un sasso sulla pila. Visto che male non fa, ci adeguiamo.

Le gher: calde e accoglienti

Fatta di legno, feltro, pelli, corde di crine e metallo, la gher si monta e si smonta in meno di un’ora. Calda in inverno e fresca in estate, è l’abitazione tradizionale mongola, tanto che, tutt’oggi, un terzo degli abitanti della stessa capitale la preferisce alle abitazioni in muratura (e non c’è molto da stupirsi vedendo queste ultime).

Video del viaggio in Mongolia


Cartina del viaggio in Mongolia